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Big data sul mare

Oltre 10 milioni i dati sullo stato di salute dei nostri mari finora raccolti nell’ambito del progetto EMODnet Chemistry: dati che evidenziano il problema emergente legato alla presenza di plastica.

Nel corso di un meeting in corso a Trieste, presso la sede dell’ICTP a Grignano, è stata appena avviata la terza fase del progetto che, in particolare, si focalizzerà sui rifiuti marini e porterà alla realizzazione di una banca dati europea per la gestione delle informazioni sui rifiuti spiaggiati e in mare.

Coordinato da Alessandra Giorgetti, ricercatrice della sezione di Oceanografia dell’OGS, il progetto è partito con un focus sul Mar Nero e sul Mare del Nord, ma ora sono monitorati i bacini di tutta Europa.

E così per la prima volta è possibile avere un quadro completo dell’eutrofizzazione dei mari europei: dati cioè sulla disponibilità di sostanze nutritive che alimentano la catena alimentare ma che, in caso di eccesso di nutrienti, possono innescare intense fioriture algali anche con produzione di bio-tossine. “E a tal proposito – spiega Marina Lipizer, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – è emersa una grande differenza tra i bacini semichiusi come il mar Baltico e il mar Nero, che raccolgono cospicui apporti continentali, sostanze nutrienti e inquinanti, e i mari che hanno invece connessioni con l’Oceano, come il mare del Nord. Nei bacini semichiusi, tra cui anche il Mediterraneo, il limitato ricambio con l'Oceano e l'accumulo di nutrienti e sostanze inquinanti, soprattutto in aree costiere, possono dare origine a fenomeni pericolosi per l'ecosistema come la diminuzione fino alla scomparsa di ossigeno sul fondo, fenomeno tipico del Mar Nero, del Baltico, ma in certi periodi anche del Nord Adriatico, che porta alla moria degli organismi di fondo come molluschi (vongole) e crostacei (scampi), molto apprezzati per il consumo umano. Per quanto riguarda il Mediterraneo è emersa la forte carenza di informazione per le acque dei paesi extra-europei”.

Che cos’è EMODnet

EMODnet (European Marine Observation and Data Network) è un’iniziativa a lungo termine della Commissione Europea, Direzione Generale per gli Affari Marittimi e la Pesca (DG MARE) che costituisce uno dei pilastri della strategia Marine Knowledge 2020.

Avviato nel 2009, il progetto coinvolge una rete di 45 istituti di ricerca e di monitoraggio dell’ambiente marino ed esperti nella gestione di dati oceanografici. “I principali obiettivi” spiega Alessandra Giorgetti “sono la raccolta e l’archiviazione di dati relativi allo stato di salute di tutti i mari europei. Dati per lo più open e disponibili per la ricerca e la valutazione dell’ambiente marino, che sono quindi utili per la definizione delle politiche ambientali e la relativa gestione, anche a supporto delle principali direttive europee”.

“La valutazione dello stato dei mari, di competenza dei diversi Ministeri dell’Ambiente, è fondamentale poiché dallo stato di salute dell’ambiente dipendono le azioni e le politiche di riduzione degli impatti, come per esempio la riduzione o la tassazione dell’uso dei sacchetti di plastica, o l’aumento dei sistemi di depurazione” aggiunge Lipizer. “E scopo del progetto è fornire accesso ai dati ai soggetti competenti della valutazione dello stato di salute degli ecosistemi marini, oltre che alla comunità scientifica internazionale”.

Per questo EMODnet Chemistry coinvolge le principali organizzazioni internazionali impegnate nella valutazione ambientale e nella definizione delle politiche europee sull’ambiente.

In pratica, gli enti coinvolti portano avanti un’azione di science diplomacy favorendo la cooperazione tra paesi UE e non-UE (Russia, Ucraina, Georgia, Turchia), per la salvaguardia dell’ambiente marino. “Siamo impegnati, infatti, nel definire procedure comuni e coordinate tra i 26 paesi coinvolti, per la gestione armonizzata e condivisa dei dati marini” puntualizza Giorgetti.

 

“Monitorare lo stato di salute degli ecosistemi marini – conclude la presidente Maria Cristina Pedicchio - è una priorità per OGS, nella convinzione che la salvaguardia dell’ambiente sia uno step fondamentale per perseguire gli obiettivi della cosiddetta Blue Economy: uno sviluppo intelligente e sostenibile attraverso un uso responsabile delle risorse marine e la cooperazione tra i paesi Mediterranei, grazie allo strumento della science diplomacy”.